24.09.2026
Progettare l’ospitalità secondo Theatro: quando l’hotel diventa un’esperienza da abitare
Cosa significa, oggi, progettare l’ospitalità? Significa costruire un’esperienza.
Non si tratta più di disegnare un luogo in cui soggiornare, ma un luogo da ricordare: si ricorda una luce, un materiale, il silenzio di un corridoio, una vista inaspettata, il modo in cui uno spazio ci ha accolto e ci ha fatto sentire a casa.
L’hotellerie come laboratorio progettuale
L’hotellerie è diventata uno dei terreni più interessanti e complessi della progettazione contemporanea: un ambito in cui architettura e interior design sono chiamati a dialogare con tecnologia, comfort, sostenibilità e servizi, mantenendo al centro il benessere di chi vivrà gli spazi, anche soltanto per una notte.
È un tema che tocca da vicino Theatro in cui ogni progetto nasce dal confronto e dall’unione di competenze, materiali e ricerca di soluzioni differenti: l’hospitality rappresenta forse uno degli ambiti in cui questa contaminazione risulta più evidente e nel quale ogni scelta contribuisce alla percezione complessiva dello spazio.
Tra pubblico e privato: hotel come microcosmi?
Ma cosa rappresenta un hotel? È uno spazio pubblico e allo stesso tempo privato, attraversato ogni giorno da persone, funzioni e ritmi differenti. Un luogo chiamato a sorprendere, diventare riconoscibile e capace di offrire esperienze memorabili. Una realtà che diventa casa e realtà domestica, ma solo per un breve periodo di tempo.
Pochi temi architettonici riescono a condensare in un solo edificio così tante dimensioni. L’hotel può essere, in fondo, considerato come un microcosmo urbano con le sue piazze – la hall, il bar, il ristorante –, le sue strade – i corridoi, le scale, i percorsi –, le sue case – le camere – e i suoi luoghi di cura, come la spa. È per questo che l’hotel diventa il luogo in cui tante sfaccettature entrano insieme nella progettazione: dalla struttura all’involucro, dalla luce naturale a quella artificiale, dall’acustica al comfort climatico, agli arredi, i materiali, il paesaggio, perfino i suoni e i profumi. Nessuna di queste componenti, da sola, è sufficiente: è la loro regia comune a trasformare un edificio in un’esperienza.
Genius loci, per un progetto in dialogo con il luogo
Ogni ambiente, dalla hall d’ingresso alla camera, dal ristorante alla spa, dalle terrazze agli spazi outdoor, contribuisce a costruire l’identità della struttura. Se per molti anni il settore alberghiero ha privilegiato modelli facilmente replicabili, oggi si va verso una direzione opposta: l’ospitalità cerca sempre più spesso un rapporto con il luogo, con il suo paesaggio e con la sua storia, facendo assumere alla progettazione un ruolo sempre più centrale, diventando uno strumento per interpretare il contesto facendolo diventare parte integrante dell’esperienza di viaggio.
Matteo Thun, tra gli architetti italiani più riconosciuti a livello internazionale nella progettazione alberghiera, in una recente intervista al Corriere della Sera ha affermato:
“L’ospite vuole stare bene e basta. Cerca il silenzio, l’incontro umano, il rispetto per il luogo. Il focus è sul cibo e sul genius loci. Il punto di partenza sono le radici: la cultura, i materiali, l’artigianato locale. Ma non esiste una regola fissa.”
Progettare un hotel significa dar forma a qualcosa destinato a essere vissuto per un tempo breve, ma con l’ambizione di lasciare un ricordo duraturo.
Qualcosa in Theatro sta per succedere, rimani sintonizzato per non perderti il prossimo evento.